1973 : DELITTO VITALE

"Io...penso che la mafia si può battere...che lo stato sia più forte della mafia...NON si può mettere la mafia contro lo stato!"

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Siamo all'inizio degli anni settanta. Leonardo detto Leuccio Vitale è un giovane palermitano, appartenente ad un potente clan mafioso che fa capo al di lui zio, Giovanbattista Vitale, che lo ha "iniziato", appena adolescente, all'omicidio. Il giovane, spavaldo e deciso, compie rapine e delitti, ma dall'altra sponda fa una vita assolutamente normale: vive con madre e sorella, ha una bella fidanzata ed una macchina sportiva, una Lancia Fulvia.Ed è proprio a causa del prestito (controvoglia) della macchina a degli amici per compiere un sequestro, che Leuccio viene identificato ed incarcerato. In prigione, il giovane è oppresso dai rimorsi, che ben presto hanno la meglio sul suo sistema nervoso: comincia ad essere preda di violente convulsioni, compie atti di autolesionismo ed è perseguitato da visioni mistiche che lo additano come "colpevole" ed "impuro".La situazione non migliora alla scarcerazione: nonostante le prove della sua estraneità ai fatti, Leuccio si autoreclude in casa, e a nulla servono le raccomandazioni dello zio e delle parenti. In un momento di apparente "guarigione", dopo un incontro con la sua ragazza, decide di vuotare il sacco: si presenta al commissariato nell'ufficio del vicequestore BRUNO CONTRADA (da tutti i pentiti affidabili di mafia definito, uomo di cosanostra nel ministero degli interni). Leonardo Vitale denuncia politici, principi, avvocati, ingengeri, massoni (come qualche anno piu' tardi fara' Tommaso Buscetta al cospetto del Giudice GIOVANNI FALCONE) , ma non fu creduto e dato per pazzo fu internato in un manicomio criminale per otto anni.

Prima di essere messo in libertà dove pochi gioni dopo due killer lo avrebbero trucidato pre strada.